Tra le migliaia di sagre, feste, rievocazioni storiche che ogni anno si celebrano nel nostro paese, sono molte centinaia, addirittura oltre mille secondo la LAV, quelle che vedono l’impiego di animali.
Un elenco eterogeneo che comprende cavalli, asini, cani, buoi, vacche, vitelli, maiali, capre, oche, serpenti, rane, galli e galline, che diventano loro malgrado protagonisti di “spettacoli”, celebrati in nome di tradizioni sacre o profane, molto spesso poco edificanti per non dire oltre i limiti del maltrattamento.
La consuetudine umana di sacrificare animali, risalente alla notte dei tempi e vista come un modo per placare le ire delle divinità celesti o per invocare fruttuosi raccolti, è divenuta nel tempo oggetto di celebrazioni religiose di vario genere, alle quali si aggiungono le rievocazioni storiche di battaglie o altri fatti, riconducenti ai mille campanili di epoca medioevale.
Salvo rare eccezioni, nella maggior parte degli eventi gli animali protagonisti di questi “spettacoli” sono fatti oggetto di azioni veramente ai limiti del maltrattamento, se non fosse che l’applicabilità di tale reato è stata de facto esclusa da tutte quelle manifestazioni storiche e culturali riconosciute dalle varie leggi regionali. Un vero e proprio salvacondotto concesso al variegato mondo di feste e sagre che punteggiano il nostro paese, la cui sorte sarebbe stata segnata definitivamente con l’avvento dell’ultima legge sul maltrattamento. Ecco che allora, è considerato “tradizione” crocifiggere e far impazzire di paura una povera colomba circondata da scoppiettanti petardi ad Orvieto per la festa della pentecoste, scannare capretti a San Luca (RC) o veder morire o abbattere in più di un’occasione i cavalli al palio di Siena o in altre manifestazioni storiche e popolari. Senza allontanarci troppo, anche in provincia di Arezzo, esistono varie feste che vedono, certo non in modo positivo, protagonisti gli animali; le due che maggiormente hanno attirato e attirano le critiche degli animalisti sono la Sagra della Nana di Montagnano e il Palio dei Cavalli di Faella (Piandisco’).
Se per la Sagra della Nana, anche a seguito delle furiose proteste e di alcune denunce della LAV, negli ultimi anni le condizioni sembrano migliorate (ma non mancheremo di verificarle di persona),per quanto riguarda il Palio dei Cavalli che si svolge in quel di Faella (Piandiscò), va evidenziata una situazione di estrema pericolosità per gli animali, che correvano sul selciato e solo dopo furiose proteste di alcune associazioni (Enpa, Lav e Wwf), è stato adottato un manto di terra sul percorso; questo però non è servito ad evitare che nelle edizioni degli ultimi anni avvenisse la morte di due cavalli.
Siamo entrati nel terzo millennio, ma il nostro diritto di imporre per mero divertimento sofferenze gratuite ad altri esseri viventi è rimasto tal quale ai secoli passati, tra l’indifferenza quasi assoluta e colpevole che contraddistingue sotto molti aspetti la nostra società. D.M. |